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- “Iva più bassa su tutta l’arte per
far emergere il commercio clandestino”
- La Malfa, presidente della Commissione
Finanze, favorevole ad un’indagine conoscitiva sulla fiscalità legata al
settore
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- P. L’Onorevole Enzo Carra della
Margherita, tempo fa, ha proposto un Disegno di Legge per la riduzione
dal 20 al 4 per cento dell’aliquota Iva che grava sulla compravendita
delle opere di d’arte contemporanea, per recuperare competitività sui
mercati internazionali. Questo perché a parità di prezzo lo stesso
artista viene venduto dai galleristi stranieri con un’Iva nettamente
inferiore e quindi i mercanti italiani finiscono ad agire in condizioni
di svantaggio. Perché non sostenere la proposta estendendola più
semplicemente a tutte le compravendite di pezzi d’arte, cioè anche
antica e moderna e non soltanto a quella contemporanea?
- L Riterrei sia il caso che si
sgravi l’Iva in pari misure su tutti i prodotti artistici. Questo mi
sembra giusto.
- P. Lei quindi sarebbe
favorevole?
- L. Si. Di fronte alle proposte
di diminuzione dell’Iva, devo ricordare che questo è sempre argomento
del Ministero del Tesoro. Quindi, come parte del progetto del Partito
della Bellezza sono favorevole. Come Presidente della Commissione
Finanze della Camera devo dire che speriamo di convincere il Ministro.
Anche perché suppongo che avendo l’Iva così alta, questo porti al
commercio clandestino e che in linea di principio un’Iva più ragionevole
porta a far emergere…
- P.E aiuta i mercanti d’arte
italiani a uscire da una condizione di inferiorità in Europa, rispetto
gli altri.
- L. Certo. Fra l’altro è antico
e fuori discussione l’interesse e la sensibilità dei repubblicani sui
temi dei beni culturali. Da Spadolini a Galasso tanto per ricordare dei
nomi importanti. Fra l’altro siamo stati il primo partito in Italia a
riportare all’attenzione della politica italiana, fra la fine degli anni
Settanta e gli inizi degli anni Ottanta in Italia, il tema della
revisione della Legge Bottai, la famosa 1089 del 1939.
- P. Il mondo dell’antiquariato
si auspica sgravi fiscali al mercato dell’arte e per i collezionisti. I
mercanti d’arte sono il tramite per trasferire semplicemente degli
oggetti d’arte da una famiglia ad un’altra, ove tornano ad essere
patrimonio di famiglia.. Favorire il commercio d’arte è favorire la
ricostituzione e la crescita dei patrimoni familiari, perché la famiglia
si fonda anche su questo. Quindi auspichiamo sgravi fiscali per le
famiglie che conservano arte, al di la della Legge 512 del 1982,
peraltro poco conosciuta. Le chiederei come Presidente della Commissione
Finanze di tenere presente questa possibilità, anche sapendo che il
Partito Repubblicano è sempre stato favorevole alla difesa dei patrimoni
di famiglia
- L. Si può parlare di tutto
questo esaurientemente in momento di tranquillità, dopo le elezioni.
Fissiamo un incontro e studiamo se e in che misura è possibile
immaginare.delle buone soluzioni Il problema è quello di trovare delle
forme fiscali che siano tali da far emergere dalla massa imponibile in
modo più ragionevole delle nuove forme di equilibrio fiscale.
- P. Tornando alla Legge 512 (ndr.
Legge che consente di dare opere d’arte al posto del denaro per pagare
le tasse) le famiglie che ne hanno tentato l’utilizzo proponendo opre
d’arte, hanno trovato grande difficoltà nella sua applicazione concreta.
Lei è a conoscenza degli inciampi che le Agenzie delle Entrate pongono
sempre a chi voglia utilizzare questa legge?
- L. Mi è stato già detto.
- In
senso generale credo si debba pensare ad una indagine conoscitiva sulla
fiscalità relativa al settore dell’arte, cioè quello che c’è, quello che
ci dovrebbe essere, quello che chiedono commercianti d’arte. Non è
impossibile – è vero che abbiamo un carico spaventoso di lavoro- pensare
seriamente ad un indagine conoscitiva sulla fiscalità e i beni artistici
e culturali come premessa a una legislazione. Io mi sono occupato di un
altro problema che è quello degli sgravi sulle attività di interesse
sociale, ove ci sono 25 regimi diversi. Quindi: non è che lo Stato non
faccia, ma fa in maniera talmente confusa che se uno prende la strada
giusta ha un certo trattamento, altrimenti ne ha un altro.Quindi su
questo problema io dico che, sollecitato da questa domanda, si potrebbe
immaginare una indagine conoscitiva volta a introdurre una proposta di
sistemazione fiscale di tutta la materia Ci si può pensare, questa è una
iniziativa importante.
Commercio d'arte in parlamento
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