XVII Brixiantiquaria

 

Brixia si è conclusa il 28 novembre, passando un po’ inosservata al grande pubblico rispetto alle tante, cinque, grandi mostre-evento che la città ha messo in cantiere in questo periodo, mostre-monstre, con budget superlativi, mostre che portano turisti e fanno cassetta, mostre del tipo “vedere e non toccare”, che piacciono tanto a chi vuol fare cassa turistica, interpretando a questo modo la cultura ridotta ad evento, quella che disdegna ciò che invece si può toccare, acquistare e conservare in proprio dalle famiglie. Impegno complessivo di 6 milioni di euro: metà a carico di amministrazioni, banche e imprese di Brescia, l’altra metà investita dalla società di Goldin, “Linea d’Ombra”, con i suoi sponsor.
Invece pochi cartelli su Brixia nel centro città, bus navetta introvabile, quindi mezzi che dalla Stazione portavano alla mostra obbligavando a traversare a piedi il raccordo, anche se ci deve essere un sottopasso che noi non siamo stati bravi a trovare.
Eppure gli antiquari che per diciassette edizioni hanno partecipato alla mostra, che ha fatto da vero apripista a quello che ha successo ora, con grandi previsioni di prenotazioni ed incassi, crediamo andassero tenuti un po’ più in considerazione, se non altro per il rispetto che si deve a chi gioca con rischio d’impresa e tenta coraggiosamente di fare mercato, dando anche cultura, cultura del collezionismo, non del solo guardare.
La mostra, poi, era bella come nelle altre edizioni: pezzi importanti ed eleganti, di qualità vera ed in grado di soddisfare le esigenze dei collezionisti. Ma questa non è una novità per Brixia, come non lo è la qualità della collaterale, sempre intelligente e qualificata, come non lo è la bellezza del Catalogo, accurato, elegante. Se si cercano novità in Brixia 2004, vanno allora forse ricercate nella proposta di chi ha portato un gruppo di dipinti raffiguranti nudi, eseguiti fra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta, apparsi in quella sede chissà quanto insoliti e addirittura trasgressivi, ma che invece sono solo pittura di qualità. Se poi qualcuno pensa che appendere un dipinto di fine Ottocento che raffiguri un nudo di donna in salotto possa turbare i bambini, allora non gli faccia vedere la TV o non li porti vicino alle edicole. L’attenzione verso il materiale da wunderkammern poi, a Brixia era davvero interpretato in maniera efficace(vedi foto).
Afflusso tutto sommato, secondo le previsioni, vendite secondo i tempi che corrono. Da segnalare che a detta degli espositori anche qui pochi sono stati i visitatori under 40, problema che nelle mostre antiquarie dovrà pur essere affrontato attraverso forme di comunicazione efficaci ed adatte, anche negli allestimenti, a Brixia rigorosi come sempre, ma anche un po’ cupi e ripetitivi, che risultano alla fine datati. Ovviamente questo vale un po’ per tutte le mostre antiquarie, dove gli operatori sono a caccia dei collezionisti di seconda generazione, i famosi under 40 appunto, che ovviamente per muoversi hanno bisogno della sollecitazione dei grandi clamori promozionali, quelli delle “ cinque-mostre-cinque” che le operazioni antiquarie non possono permettersi.
P.L.P
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