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Gentile da Fabriano agli Uffizi

 
il restauro in un libro

Lunedì 28 novembre è stato presentato un volume ricco di immagini che documenta i recenti restauri di due delle maggiori opere di Gentile da Fabriano: il Polittico Quaratesi e l’Adorazione dei Magi, entrambe conservate agli Uffizi. La pubblicazione di questo volume si pone come degna premessa della mostra monografica che in primavera celebrerà il genio di Gentile da Fabriano nella sua stessa città natia, e che verrà ad infrangere uno stereotipo invalso dal Quattrocento ad oggi, e cioè quello di un’immagine di Gentile quale pittore attardato in quanto tardomanierista, mettendone finalmente in evidenza tutta la reale modernità.      di Barbara Rosati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

03.12.2005

Un’atmosfera quasi irreale aleggiava lunedì mattina quando ho avuto modo di visitare una Galleria degli Uffizi insolitamente e piacevolmente vuota. Il lunedì è infatti il giorno di chiusura degli Uffizi, nessun turista, nessuna guida si aggira per le sue sale, abitualmente gremite di visitatori.

Io ed il piccolo fortunato gruppo di persone che lunedì era con me, tuttavia, una guida ce l’avevamo, e che guida! Ad accompagnarci nella sala del Gotico Internazionale è stato infatti Antonio Paolucci, Direttore Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana e Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, che ci ha qui mirabilmente presentato e descritto due delle opere più importanti e note del pittore marchigiano Gentile da Fabriano (): l’ Adorazione dei Magi ed il Polittico Quaratesi.

 

 L’occasione di questa visita è nata dal recente ciclo di restauri delle due opere, che l’azienda marchigiana Faber spa, finanziatrice dei lavori, in occasione del cinquantesimo anniversario della propria fondazione ha voluto suggellare con un volume, curato da Alessandro Cecchi, Direttore del Dipartimento della pittura dal Medioevo al primo Rinascimento della Galleria degli Uffizi.

Il volume, bello e ricco di illustrazioni, dopo una prima parte contenente i saggi, oltre che dello stesso Alessandro Cecchi, di due dei massimi studiosi di Gentile: Keith Christiansen e Carl Brandon Strehlke, illustra gli interventi di restauro attraverso le relazioni di chi vi ha lavorato: Nicola Ann MacGregor e Sandra Freschi.

Le recenti puliture hanno contribuito a svelare particolarità e bellezze delle due opere di Gentile conservate agli Uffizi, che prima difficilmente potevano essere notate e che l’occhio esperto di Antonio Paolucci ha immediatamente colto. Che fortuna dunque poter essere guidati di fronte a questi due capolavori dai suoi occhi e dalle sue parole!

 

Nel polittico Quaratesi per esempio, costituito da quattro tavole con i Santi Maria Maddalena, San Nicola, San Giovanni Battista e San Giorgio, Gentile da Fabriano è stato capace di coniugare la pittura con l’oreficeria attraverso preziose e raffinate trasparenze ottenute grazie all’utilizzo di colori a velatura sull’oro e sull’argento, raggiungendo così uno degli apici della sua arte. Come non ammirare il ricco piviale damascato di San Nicola (di cui celebreremo fra non molto la festa: Santa Claus), che Antonio Paolucci ha descritto come un “gomitolo d’oro”? Come non rimanere sbalorditi di fronte al prodigioso virtuosismo mimetico di Gentile, che nella bordura ricamata del piviale del santo dipinge vari episodi della vita di Cristo, riuscendo a rappresentare le modificazioni del ricamo derivate dalle pieghe della bordura?

E nell’Adorazione dei Magi, immancabile in qualsiasi manuale di storia dell’arte, come non rimanere sbalorditi di fronte alla rappresentazione del miracolo del mondo continuamente diverso sotto gli effetti della luce? Nel comparto di predella dell’Adorazione dei Magi raffigurante la Fuga in Egitto, la recente pulitura ha contribuito a mettere in luce in modo più intenso e preciso come Gentile da Fabriano abbia realizzato uno dei primi e più poetici esempi di “moderna” rappresentazione del paesaggio. Il pittore marchigiano ambienta la scena sacra in una serena mattinata d’inverno, esattamente come riporta il calendario liturgico, che colloca l’episodio sacro in gennaio, dopo la strage degli innocenti e dopo la visita dei Re Magi.

Il sole, rappresentato dal convenzionale bottoncino rilevato in pastiglia dorata, è da poco sorto ad oriente e, salendo nel cielo dal mare Adriatico, sta illuminando un tipico paesaggio collinare marchigiano, identificabile approssimativamente nella zona fra Gradara ed Osimo. La luce dorata del sole, protagonista assoluto della tavoletta dipinta, si posa sui dossi delle colline volte ad oriente, il gelo della notte si ritira nelle valli in ombra, e le ultime nebbie, che ancora velano le torri e i merli del castello posto sulla sommità del colle, si dissolvono gradualmente tingendosi di rosa.

Negli anni in cui a Firenze si assisteva a quella rivoluzione rinascimentale operata da Brunelleschi, Masaccio e Donatello che, secondo l’idea vasariana di progresso dell’arte, spesso ancora oggi dominante, avrebbe raggiunto il suo apice nel Cinquecento con i capolavori di Raffaello e Michelangelo, Gentile mostra di collocarsi su un binario completamente differente, in competizione con le opere dei più grandi pittori fiamminghi contemporanei, come ad esempio Jan Van Eyck e Petrus Christus, che stavano operando in quegli stessi anni un altro tipo di rivoluzione, dove protagonista non era la prospettiva, ma la luce.

La pubblicazione di questo volume va al di là del mero resoconto di un intervento di restauro, ponendosi come degna premessa della mostra monografica che in primavera celebrerà il genio di Gentile da Fabriano nella sua stessa città natia. Dalle trenta opere che vedremo esposte, selezionate tra quanto di meglio si possa trovare di Gentile, e che si prevede richiameranno visitatori da tutte le parti d’Italia e oltre, apparirà chiara la rottura di uno stereotipo: Masaccio versus Gentile, una pittura innovativa e rivoluzionaria versus una pittura attardata e destinata ad essere superata.

Osservando la magia che trasfonde la predella dell’Adorazione dei Magi di Gentile, Antonio Paolucci si chiede: ma dov’era la modernità? Dov’era il futuro dell’arte? Nella pittura razionalmente e matematicamente ordinata di Masaccio, che di lì a poco avrebbe conquistato il primato, o nella poetica della luce di Gentile da Fabriano, anticipatrice dei capolavori dell’Ottocento impressionista?

E subito ci fa una confessione: se fosse vissuto nella Firenze del 1423 fra Masaccio e Gentile da Fabriano, egli avrebbe scelto Gentile, così come lo scelse Palla Strozzi, il “Berlusconi” dell’epoca, che per quell’opera giunse a pagare ben 150 fiorini d’oro, ovvero un milione e mezzo circa dei nostri euro.

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