
di Oriana Discornia
Il mercato dell’arte anche quest’anno ha alzato il sipario, dopo la consueta pausa estiva, a Cremona con Cremonatiquaria dal 13 al 21 settembre. Il momento è stato topico perché caricato di aspettative di ripresa per un settore che ormai da troppo tempo si dice stanco e affaticato. Nonostante questo, è stata da premiare la presenza degli oltre 60 espositori, tra i migliori d’Italia, che hanno proposto materiale di buon livello e gusto per far fronte alla richiesta del vasto bacino di utenza del nord Italia. Giunta alla IV edizione Cremonantiquaria è riuscita ad ottenere buoni successi nel campo della fidelizzazione del target di riferimento, adeguato all’offerta di alto antiquariato che essa intende rappresentare: infatti, sembra che in questo fatidico frangente sia proprio il settore del fine art a tenere più fermo e solido il passo delle vendite, mentre il medio e medio-alto antiquariato anche a Cremona hanno dovuto confermare una tendenza allo stallo.
Importante anche la mostra collaterale “Le città del Po dal ‘500 all’ ‘800: piante, vedute e carte geografiche” in cui incisioni e stampe dell’epoca raccontano la storia e le tradizioni di Cremona ma anche Lodi, Mantova e Pavia, Parma, Piacenza e Milano.