
di Oriana Discornia
Con grande entusiasmo da parte degli operatori e del pubblico si è conclusa il 5 ottobre la XXIII Mostra Mercato dell’Antiquariato di Firenze nel segno della tradizione e della serietà dello studio attento delle opere esposte. E’ stato ancora una volta l’architetto Pier Luigi Pizzi, “il regista” che ha “messo in scena gli antiquari” con una elegante distribuzione degli spazi interni ed esterni, consentendo una suggestiva e funzionale esposizione, tenendo conto del carattere architettonico, decorativo e cromatico di Palazzo Corsini. Il percorso della mostra portava ad una passeggiata fra l’optimum dell’antiquariato nazionale e internazionale, in cui si son potute vedere opere di stupefacente bellezza, qualità, varietà, ricercatezza e clamore indirizzate ad un pubblico selezionatissimo di amanti, collezionisti e cultori della materia. La Biennale ha come sempre offerto la possibilità di un momento importante sotto il profilo culturale e sullo stato di salute del mercato. E’ una rassegna fondamentale che identifica il collezionismo più elevato con il sistema dell’arte e del suo valore economico; per questo è necessario che abbia mantenuto alto e sempre più qualificato il suo tradizionale livello di eccellenza. E proprio in un momento delicato come quello attuale la Biennale è fondamentale per mettere ordine nel disordine in cui versa il mercato dell’arte. Gli antiquari hanno bisogno di Corsini per la sua funzione di indicatore di tendenza del mercato nazionale e internazionale. Si potrebbe dire che essa costituisce la “borsa dell’Antiquariato”. Non a caso 83 antiquari al top della professionalità hanno fatto di Corsini un luogo di incontri d’affari, 12 in più rispetto alla precedente edizione, non contando poi i tanti altri, altrettanto qualificati e prestigiosi, che per motivi di spazio non vi hanno potuto partecipare. Il pubblico, frastornato dalla quantità di mostre e fiere di cui è esageratamente abbondante la nostra Penisola, ha bisogno di sapere che esiste un luogo dove, ogni due anni, si possa incontrare la qualità e l’autenticità e conoscere il prezzo dell’una e dell’altra. Non dimentichiamoci che la Biennale ha svolto storicamente un ruolo molto utile di educazione al gusto e al collezionismo. E gli antiquari sono stati premiati con un interessante riscontro nelle vendite; in un momento di crisi come l'attuale questa resta l’unica manifestazione a destare l’interesse dei compratori. Anche quest’anno agli antiquari è stata offerta la possibilità di avere in anticipo l’opinione sull’esportabilità degli oggetti presentati. La Commissione nominata dall’ufficio esportazioni di Firenze e quella inviata dal Ministero per i beni e le attività culturali hanno esaminato e rilasciato in giornata i certificati di libera circolazione grazie ai quali le opere possono essere esportate; questi esami preventivi costituiscono un fatto unico nel panorama delle mostre italiane e il riconoscimento esplicito, anche da parte delle Istituzioni, dell’internazionalità della Biennale fiorentina. Di notevole interesse la mostra collaterale dedicata alla Manifattura di Doccia che ha raggruppato la “Deposizione” in porcellana bianca, tratta dal modello originale di Massimiliano Soldani Benzi, con altre sculture, prestate da musei o collezioni private, eseguite dai modelli che Ginori aveva acquistato dagli eredi dei maggiori scultori fiorentini dell’ultima stagione medicea come Foggini, Soldani, Benzi, Piemontini e Cornacchini. In esposizione c’erano anche le statue in porcellana eseguite da modelli antichi, come le due Veneri medicee e due muse dall’antico. Altra esposizione collaterale è stata quella di oggetti della collezione Bardini scelti da Mario Scalini nei depositi della Soprintendenza per unirsi simbolicamente con un filo rosso alla grande tradizione ottocentesca dell’antiquario fiorentino.